ATLETI PER SEMPRE

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IL PROGETTO
Training & Performance

Il riposo come mezzo di allenamento. La supercompensazione.

Ottenere risultati, ed ottenerli il più velocemente possibile è l’obiettivo di chiunque affronti un percorso di allenamento.

Con la consapevolezza che l’unico strumento che abbiamo è il lavoro, dobbiamo provare a rispondere alla domanda più difficile:

Allenarsi sì, ma quanto? Come si possono ottimizzare le quantità? Mi sto allenando troppo poco? O troppo?

E’ inutile credere “di più”, significhi sempre “meglio”. Vediamo perché.

 

Il processo di allenamento inteso come miglioramento di condizione ha tre fasi fondamentali che si susseguono in modo ciclico.

La seduta di training : lo stimolo allenante

Il recupero: la fase in cui ci troviamo in uno stato di affaticamento e con un temporaneo peggioramento della condizione

La supercompensazione: Ripristino della condizione iniziale più un miglioramento ottenuto grazie all’adattamento dell’organismo agli stimoli che abbiamo dato al corpo.

La SUPERCOMPENSAZIONE è la parola chiave di tutto il processo, perché indica sostanzialmente il nuovo livello dal quale rifar partire tutto il ciclo.

Chiarito questo meccanismo che è universale, si apre un serie di domande interessanti, come ad esempio quanto tempo occorra per ottenere la supercompensazione, e quindi partire con un nuovo livello. Oppure questione interessante è quanto sia il tempo che abbiamo a disposizione per sfruttare questo nuovo livello?

Partiamo dalla seconda domanda, dicendo che non dura molto  (più o meno quanto il tempo di recupero) e possiamo immaginare questo processo come una pallina che galleggia a pelo d’acqua che spingiamo sotto con l’allenamento, e che una volta liberata risale velocemente saltando fuori. Questo salto rappresenta il miglioramento ottenuto.

Bene, dobbiamo sfruttare questo rimbalzo, e in quella fase dare un nuovo stimolo di allenamento prima che la pallina torni a galleggiare nella posizione iniziale, perché se così fosse perderemmo il progresso, e nella migliore delle ipotesi avremmo il mantenimento della condizione precedente.

Proviamo a fare ancora un passo avanti e chiederci qual è il tempo di recupero necessario alla nostra pallina per tornare a galla  saltare ed ottenere il miglioramento.

La risposta qui è un po’ più articolata e dipende dalla disciplina (questo termine non dovrebbe essere un caso) che pratichiamo.

Ogni attività impatta essenzialmente su 4 livelli:

Energetico, Muscolare, Connettivo (tendini, cartilagini e tessuti connettivi) e Nervoso.

L’ordine non è casuale perché infatti un lavoro dal punto energetico viene recuperato in un’ordine di grandezza di ore (pensiamo al ripristino del glicogeno nei muscoli e i livelli glicemici).

L’adattamento muscolare avviene di norma nell’arco delle 48 ore, mentre l’impatto su tendini e cartilagini richiede almeno 72 ore.

Infine per uno sforzo del sistema nervoso molto importante si arriva anche a 4 giorni.

E’ evidente che questi tempi sono indicativi e variamo a seconda dell’intensità e quantità dell’allenamento, dipendono dal grado di preparazione e dall’età del soggetto. (E’ evidente ad esempio che i tendini di un 50enne non rispondono certo come quelli di un di 18enne).

Queste informazioni ci possono comunque dare alcuni suggerimenti generali su come non fare errori macroscopici. Spesso gli infortuni dipendo esattamente da questo.

Pensiamo ad una distorsione alla caviglia: sono situazioni tipiche che a volte si verificano perché il sistema nervoso non ha recuperato e le capacità attentive sono compromesse. O pensiamo alle tendiniti che possono derivare tra le altre cose da un’eccessiva frequenza di stimoli: tendini e cartilagini invece di adattarsi e rinforzarsi in questo modo si degenerano. Possiamo riportare tutto a questo schema, anche l’aspetto energetico, pensando ad un iperaffaticamento.

Insomma l’allenamento è una scienza complessa, ma che si basa su principi semplici che non dobbiamo mai dimenticare.

Per chiudere torniamo alla nostra pallina, abbiamo tre possibilità:

  • La mandiamo sott’acqua, la facciamo rimbalzare, poi aspettiamo troppo per allenarci di nuovo e non guagagnamo nulla.
  • La mandiamo sott’acqua e mentre sta ancora risalendo la mandiamo ancora più sotto
  • Cogliamo l’attimo e fruttiamo il rimbalzo

La scelta è facile, bisogna imparare ad ascoltare il nostro corpo e avere fiducia nel recupero così come l’abbiamo in ogni mezzo d’allenamento che usiamo.