ATLETI PER SEMPRE

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IL PROGETTO

Massimizzare i risultati prevenendo gli infortuni

Gli atleti lo sanno: I migliori risultati si ottengono quando la preparazione procede senza intoppi. Ma appunto gli intoppi, o meglio gli infortuni possono far parte delle regole del gioco. La domanda da un milione di dollari che ogni atleta e preparatore si pone è se gli infortuni siano casuali o possano essere evitati.
Prima di tutto dobbiamo fare la distinzione tra infortuni da trauma e quelli auto indotti. E’ chiaro che sui traumi spesso intervengono elementi che non sempre dipendono da noi (un avversario, un terreno con delle insidie nascoste…) e sui quali abbiamo poco controllo. In questo caso l’unica difesa possibile è avere un buon livello di freschezza del sistema nervoso e una buona preparazione che ci aiuteranno a reagire nel migliore dei modi.
Ma non è su questo genere di infortuni che vogliamo focalizzarci. Ci riferiamo piuttosto agli infortuni muscolari, tendinei, le infiammazioni e le limitazioni di ogni tipo che possono intervenire.
Bene, per quanto riguarda questo genere di infortuni la risposta è sì, si possono prevenire. Praticamente sempre.
Proviamo a riflettere su quando è che una parte della nostra struttura fisica va in crisi e si verifica un infortunio.
Sappiamo che corpo in movimento è una catena cinetica che può lavorare al regime dell’anello più debole. L’immagine della catena è molto efficace per immaginare in quali punti si potrebbe rompere la catena nel momento in cui la sottoponiamo ad una tensione crescente. Sicuramente se c’è un anello più fragile sarà quello il primo a saltare.
Questa immagine ci aiuta anche a capire quale debba essere la strategia a guidarci nell’allenamento. Dobbiamo portare il corpo nel miglior stato di equilibrio possibile, cercando di individuare gli anelli deboli e lavorare costantemente e lentamente per rinforzarli.
Due sono gli aspetti da chiarire: cosa sono e cosa intendiamo per anelli, e come si comporta il corpo in movimento quando non è equilibrato.
Gli anelli sono essenzialmente i distretti muscolari e tendinei. Vediamo ora invece un esempio di come il corpo si comporta nell’esecuzione di un movimento: Pensiamo di sollevare un peso da terra fino a portarlo sopra la testa. Verranno coinvolti praticamente tutti i muscoli estensori ma con un tasso di impegno diverso. Se il peso è estremamente leggero probabilmente non andrà in crisi nessun anello della catena e riusciremo a sollevarlo esattamente con la tecniche che abbiamo in mente. Probabilmente piegheremo le gambe in buon equilibrio, riusciremo a tenere la schiena con le corrette curve fisiologiche e anche le spalle avranno una postura corretta.
Ma proviamo ora. ad immaginare che il peso diventi via via più pensante. Come si comporterà il nostro corpo?
Arriveremo ad un certo livello di carico che riusciremo comunque a portare il peso sopra la testa, ma solo perdendo un po ‘ del rigore tecnico che ci eravamo imposti. E’ già, perché con il carico aumentato quel movimento non è impegnativo allo stesso modo per tutti i muscoli. Per alcune zone del corpo sarà ancora gestibile facilmente e per altre essere proibitivo. Potrebbe essere la schiena ad andare in difficoltà, le spalle, o le gambe…. Per ognuno ma risposta sarà diversa. Ma il corpo troverà il modo di compensare le carenze localizzate modificando il movimento (a volte impercettibilmente ) e facendo sì che le parti più forti “aiutino” le parti più in difficoltà compensandone le carenze.
Ma perché abbiamo scritto ”aiutino” tra virgolette? Perchè in questo modo le parti deboli si allenano in misura minore, non crescono, e questi compensi aumentano gli squilibri e per di più le posizioni diventano scorrette e potenzialmente pericolose.
Il vero guaio poi e’ che il corpo in questo modo ci inganna! Il meccanismo di compensi non impedisce al corpo nel suo insieme di aumentare la capacità di sollevare il carico, ma ne peggiora l’equilibrio aumentando la probabilità che l’anello debole abbia un infortunio.
Atleti ed allenatori pensano che la forza (ma vale anche per altre qualità) sia cresciuta mentre invece avremo soltanto una “macchina” più sbilanciata. La regole da cui non si scappa è che se pure la cilindrata ci sembra cresciuta non sarà possibile performance ad un regime superiore di quello sopportabile dall’anello debole. O comunque non lo sarà nel tempo, perchè l’infortunio, o qualsiasi altra forma di limitazione il corpo sarà in grado di mettere in atto per preservare gli anelli debili, impedirà il miglioramento.
La maggior parte delle volte si fanno di valutazione dell’allenamento guardando solo dati quantitativi.
Nel caso predente ad esempio, come potremmo valutare qual è il carico che siamo in grado di sollevare? È cresciuto e quindi la nostra forza è aumenta? No non è così. La valutazione deve essere prima di tutto qualitativa! Quindi valutiamo se la catena cinetica ha sopportato e distribuito correttamente il carico.
Non è difficile come potrebbe sembrare perchè spesso è sufficiente valutare il rigore tecnico nell’esecuzione dei gesti.
Il massimo carico che riusciamo a sollevare con rigore tecnico è quello più allenante per l’anello debole dalla catena, ed anche il massimo sopportabile. E’ quello il carico che darà la massima accelerazione ai nostri miglioramenti ed è quello che ci eviterà gli infortuni perchè è quello che consente il massimo stimolo con patibile con il processo di riequilibrio della catena muscolare.
Un corpo sbilanciato nei sui equilibri non avrà possibilità di miglioramento a lungo termine perchè l’infortunio non è casuale, ma lo stiam costruisce creando compensazioni che diventano insostenibili nel tempo.
L’esempio che abbiamo fatto nel sollevamento vale anche nell’allungamento muscolare e nei movimenti dinamici. Occorre sempre lavorare ad un regime sostenibile da tutte le strutture. Ne parleremo in un altro articolo ma anche quando facciamo stretching il corpo tende a trovare compensi per non stressare le parti meno allungabili. In quel caso dobbiamo tirare meno, ma tirare meglio in modo che nessuna parte si sottragga dalle giuste posizioni.
Un corpo equilibrato non si infortuna ed è in grado di produrre tecniche di movimento non condizionate da limiti strutturali. Anche questo è un tema che affronteremo: spesso cerchiamo senza riuscirci a produrre significative modificazioni tecniche, non per limiti coordinativi, ma semplicemente perchè il corpo non è pronto (o parzialmente pronto) a mettere in pratiche quelle tecniche.