ATLETI PER SEMPRE

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IL PROGETTO
Training & Performance

Gradualità. il segreto per arrivare alla top performance

Forza, flessibilità, resistenza alla fatica,  capacità di resistere a traumi superiori alla norma…

Sono caratteristiche degli atleti di alto livello, e le loro performance fanno pensare  il loro fisico abbia caratteristiche strutturali superiori.

Come è possibile che la loro struttura fisica possa sostenere raggiungere certi livelli di preparazione?

Oltre alla predisposizione, ci sono due aspetti chiave che possono aiutarci a capire come l’allenamento possa incrementare così tanto le performance di una persona.  Sono la gradualità e  il rispetto dei  tempi di adattamento. 

Sono concetti semplici  e spesso sottovalutati  che possono  nel tempo portare miglioramenti inimmaginabili. Ma capiamo meglio.

Adattamento: il corpo umano ha una stupefacente capacità di adattarsi agli stimoli di allenamento,  capacità che si realizza attraverso il meccanismo della spercompensazione (vedi approfondimento).  In pratica cresce il livello di tolleranza ad uno specifico stimolo e   dopo un opportuno recupero l’atleta è pronto  a sopportare un livello superiore. Lo fa rinforzandosi nelle strutture coinvolte , aumentando la capacità energetiche e apprendendo schemi motori. Ma affinchè l’adattamento sia efficace c’è  bisogno di trovare il giusta misura  di stimolo, ovvero quella che possa essere “digerita” lasciando al corpo il tempo necessario per adattarsi e poter reagire  preparandosi a sopportare un livello di stimolo maggiore. 

Qui arriviamo al secondo concetto cardine, la gradualità:

Ci sono molti casi come ad esempio nello sviluppo della forza, nei quali i miglioramenti possono sembrare velocissimi, e trarre in inganno portandoci ad accelerare l’aumento dei carichi. L’organismo a volte è davvero furbo, perchè trova scorciatoie che però alla lunga ci presentano il conto. Facciamo un esempio immaginando un ragazzo a cui proponiamo un esercizio con bilanciere sulle spalle eseguendo dei piegamenti sulle gambe (degli squat) con l’obiettivo di valutare quale sia approssimativamente la sua massima capacità di sollevare carichi

Fatta la valutazione, per qualche allenamento lo faremo allenare con un carico che riterremo adatto, e sicuramente vedremo che la sua forza salirà in modo sorprendentemente veloce. Questo significa che ill suo organismo si è adattato  così velocemente e protrerò salire con i carichi? ….NI!

Un parziale adattamento sicuramente c’è stato, perchè il nostro atleta alzerà molto più facilmente di pesi di dieci giorni prima. Il suo cervello ha subito appreso come reclutare meglio le fibre muscolari e il movimento sarà eseguito sicuramente  in modo più coordinato ed efficiente…. Ma come possiamo pensare che in 10 giorni possano parallelamente essersi rinforzati nella stessa misura i tendini e tutte le strutture connettive? Lo stesso discorso vale per  l’apparato di sostegno della colonna vertebrale.   Infatti questi processi sono molto più lunghi, ma se la crescita non è organica, l’aumento trovo veloce dei carichi non permette un adattamento sano. Il corpo si comporta in modo che astuto, e nel movimento impara a nascondere i punti deboli  utilizzando maggiormente i punti forti. Il problema è che che quesi accorgimenti alla lunga sono un boomerang.

Per tornare al ragazzo che fa gli squat, dobbiamo tener presente che esistono molti modi in cui il corpo può “ingannarci”, usando maggiormente la schiena compensando una debolezza di gambe, può fare continui spostamenti di carico da una gamba all’all’altra,  e così via. Più l’esercizio mette in difficoltà più è probabile che queste compensazioni si verifichino. Spesso anche in modo poco evidente ad un occhio attento.

Cercare la gradualità è l’unico modo per non lasciare punti deboli scoperti e per dare il tempo alle tutte le strutture di rispettare i propri ritmi di sviluppo. Possiamo definire  giusto, quel  carico accettabile e gestibile dai punto deboli.  Se ci lasciamo ingannare dall’entusiasmo e passiamo troppo velocemente al livello di carico successivo, quel carico creerà  sempre raggiorni disequilibri nella nostra catena cinetica. A quel punto, l’anello debole non sarà solo più solo un limite per la condizione atletica ma diventerà un vero fattore di rischio per gli infortuni. Ma di questo parleremo un’altra volta.